DIPENDENZA AFFETTIVA, o LOVE ADDICTION: IO NON ESISTO SENZA TE

Quando parliamo di dipendenza è necessario fare una premessa: la cultura occidentale ha sempre associato la dipendenza a debolezza, incapacità, labilità emotiva, passività, guadagno secondario e, inevitabilmente, al genere femminile. In realtà, la dipendenza non è di per sé patologica. Ognuno di noi dipende in qualche misura dagli altri, giacché per sostenerci e regolare la nostra autostima tutti abbiamo bisogno di approvazione, empatia e ammirazione. Dunque, dipendenza e indipendenza non sono dimensioni incompatibili, e l’idea illusoria di un movimento lineare verso la separazione non ci porterà lontano. È importante, quindi, far riferimento più che ad una polarità dipendenza-indipendenza ad un continuum dipendenza sana-patologica o sicura-insicura.

La dipendenza affettiva, o Love addiction, è una forma di dipendenza patologica basata su un’idea immodificabile dell’altro come oggetto nutriente attivo ed esclusivo, e su un’idea di sé come soggetto bisognoso incapace di contribuire al proprio sostentamento. Si differenzia dalle altre dipendenze patologiche o addictionsperché in questo disturbo l’ossessività, l’impulsività e la compulsività non sono correlate ad un oggetto (alcool, droga, farmaco) o ad un comportamento (gioco d’azzardo, Internet), ma ad una persona.

La dipendenza affettiva, infatti, non è un fenomeno che riguarda una sola persona, ma è una dinamica a due. A volte il partner del dipendente affettivo è un soggetto problematico, che maschera la propria dipendenza affettiva con una dipendenza da droga, alcool o gioco d’azzardo; in questo caso i problemi del compagno diventano la giustificazione per dedicarsi interamente all’altro bisognoso, non prendendosi il “rischio” di condurre un’esistenza più autonoma, manifestando un’attitudine sacrificale ad omettere le proprie esigenze, in una specie di martirio quotidiano. L’amore (inteso come mutuo scambio di affetti fra persone libere, autonome e spontanee), in altre parole, viene sostituito da una dinamica di potere molto forte, in cui ci si scambia i ruoli di Vittima, Persecutore e Salvatore.

Nella dipendenza affettiva l’amore per l’altro viene vissuto come parassitario (basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato), ossessivo (tende a lasciare sempre minori spazi personali), inibito, con una stagnazione della relazione e lo sviluppo della paura dei cambiamenti prima e di forme di evitamento in conseguenza, oltre ai bisogni ossessivi di sicurezza e aspettative non realistiche.

Chi manifesta una dipendenza affettiva di solito è caratterizzato da mancanza di autonomia, percezioni negative e svalutative riguardo al proprio valore ed una inadeguata coscienza di sé.

Queste caratteristiche tendono a bloccare la persona impedendogli una sana evoluzione della relazione affettiva, chiudendola quindi in un continuo bisogno di conferme e gratificazioni, con conseguenti delusioni e frustrazioni.

La persona dipendente vive quotidianamente sotto scacco di vari tipi di paura:

  1. La paura della separazione e dell’abbandono: per farsi voler bene è disposta a fare cose spiacevoli e degradanti, arrivando ad accettare situazioni che sarebbero intollerabili per chiunque;
  2. La paura del cambiamento: non è raro che le persone affettivamente dipendenti ristagnino per lungo tempo all’interno di queste gabbie relazionali, senza progettualità e senza evolversi, smettendo di vivere e soffocando le iniziative rivolte al loro benessere;

A partire dalla prospettiva di Giddens, si può dire che nella dipendenza affettiva ciò che viene sperimentato come amore diventa una droga, con sintomi tipici della dipendenza:

  • Ebbrezza: sensazione di piacere ed euforia che il soggetto sperimenta quando sta con il partner, che gli è indispensabile e che non riesce ad ottenere in altri modi;
  • Tolleranza: il soggetto cerca dosi di tempo sempre maggiori da dedicare al partner, riducendo sempre di più il proprio tempo autonomo e i contatti con l’esterno;
  • Astinenza: il soggetto sente di esistere solo quando c’è l’altro, la sua mancanza lo getta in uno stato di allarme. Pensare la propria vita senza l’altro è inimmaginabile. È un comportamento che sembra alimentato dall’assenza della capacità di mantenere una “presenza interiorizzata” e quindi di rassicurarsi attraverso il pensiero dell’altro nella propria vita;
  • Incapacità di controllare il proprio comportamento: una riduzione di lucidità e capacità critica che crea vergogna e rimorso e che in taluni momenti viene sostituita da una temporanea lucidità, cui segue un senso di prostrante sconfitta e una ricaduta nella dipendenza che fa sentire più imminenti di prima i propri bisogni legati all’altro. Questi processi si colorano di rabbia e senso di colpa.

La dipendenza affettiva a volte può sfociare in sintomi gravi connessi alla loro modalità relazionale disadattava come depressione, disturbi dell’alimentazione, disturbi d’ansia, sintomi riconducibili ad uno stato psicofisico di stress, insonnia o abuso di sostanze,

QUAL È LA SUA ORIGINE?

Alcune ricerche hanno evidenziato l’esistenza di una correlazione tra l’insorgere di un comportamento di dipendenza affettiva in età adulta e alcune dinamiche familiari vissute durante l’infanzia che hanno determinato il formarsi di pensieri del tipo “I miei bisogni non hanno importanza” o “non sono degno di essere amato”.

Di seguito verranno riportate alcune caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con dipendenza affettiva:

  1. Famiglie in cui i bisogni emotivi non vengono riconosciuti. Vengono trascurati il bisogno di affetto e di amore ed ignorate le percezioni e i sentimenti dell’individuo fin dall’infanzia, che di conseguenza tende ad adattare le sue percezioni a quello che gli viene detto dalle sue figure di riferimento (l’esito di una situazione di questo tipo è la perdita di fiducia in sé stessi e nelle proprie percezioni che determinerà da adulti la capacità di discernere tra le situazioni e/o persone che possono arrecare danno);
  2. Presenza di violenza tra i genitori e/o tra genitori e figli;
  3. Comportamento sessuale scorretto da parte di un genitore verso una bambina o un bambino, che può andare dalla seduttività fino all’abuso sessuale;
  4. Presenza costante di litigi e tensioni;
  5. Lunghi periodi di tempo in cui i genitori rifiutano di parlarsi tra loro;
  6. Un genitore incapace di avere rapporti normali con altri membri della famiglia e che li evita di proposito, dando loro la colpa del suo isolamento;
  7. Abuso di alcol o di altre droghe;
  8. Genitori in competizione tra loro o con i loro figli;
  9. Comportamenti compulsivi, bisogno irresistibile di continuare a mangiare, lavorare, pulire, giocare d’azzardo, spendere, ecc. Questi comportamenti coatti sono come droghe, processi patologici progressivi; tra i molti effetti dannosi, distruggono e impediscono contatti sinceri e intimità nella famiglia;
  10. Genitori che hanno atteggiamenti o valori conflittuali o manifestano comportamenti contraddittori l’uno in competizione con l’altra per ottenere la complicità dei bambini;
  11. Estrema severità in fatto di denaro, religione, lavoro, uso del tempo, manifestazioni di affetto, sesso, politica ecc.. Una qualsiasi di queste ossessioni può precludere i contatti e l’intimità, perché non si dà importanza ai rapporti, ma all’obbedienza alle regole.

FORME DI DIPENDENZA AFFETTIVA:

Esistono diverse modalità con cui si può manifestare la dipendenza affettiva. Di seguito riporterò le categorie conosciute:

  1. Dipendente Affettivo Ossessivo: Gli OLA (Obsessed Love Addicts) non riescono a lasciar andare il partner, neanche se questi è: non disponibile, a livello emotivo o sessuale, non amorevole, distante, dittatoriale, dipendente da qualcosa cosa al di fuori della relazioni (droghe, alcool, sesso, gioco d’azzardo…);
  2. Dipendente Affettivo Codipendente: I CLA (Codependent Love Addicts) sono persone con bassa autostima che pensano, sentono e si comportano in modo prevedibile e stereotipato. La bassa autostima e l’insicurezza di fondo li spinge a trattenere ostinatamente e disperatamente a sé il partner, manifestando o comportamenti passivo-aggressivi di controllo sul partner (es: gelosia eccessiva) o comportamenti codipendenti (permissivi, tolleranti, fino ad accettare anche comportamenti abusanti e maltrattanti). In generale, i CLA faranno di tutto per “prenersi cura” dei loro partner nella speranza di non essere lasciati o di essere un giorno ricambiati;
  3. Dipendenti dalla Relazione: i RA (Relationship Addicts) restano insieme al partner anche se la relazione li rende infelici e, pur non essendo più innamorati, non sono in grado di lasciarli andare, di rinunciare. Questa situazione potrebbe essere descritta così. “Ti odio, non lasciarmi!”;
  4. Dipendenti Affettivi Narcisistici: i NLA (Narcissistic Love Addicts) utilizzano il dominio e la seduzione per controllare l’altro. A differenza dei Codipendenti, disposti a tollerare un notevole disagio, i narcisistici tendono a non transigere su nulla che possa interferire con il loro benessere. La loro bassa autostima è mascherata dalla loro apparente grandiosità che si manifesta con distacco ed indifferenza. Apparentemente non sembrano dipendenti, ma se vengono lasciati entrano in uno stato di panico che può determinare anche comportamenti violenti;
  5. Dipendenti Affettivi Ambivalenti: gli ALA (Ambivalent Love Addicts) soffrono di un disturbo Evitante di Personalità. Se vengono lasciati non mostrano di trovarsi in difficoltà o di soffrire particolarmente. Presentano però una forte difficoltà a lasciarsi andare all’intimità, che li terrorizza. Gli ALA di dividono in:
  • Torchbearers: (letteralmente Tedofori, portatori di una fiamma, innamorati ardenti) sono attratti in modo ossessivo da chi non è disponibile. Alcuni Torchbearers possono manifestare questa attrazione senza dar luogo ad alcuna azione manifesta (soffrire in silenzio), altri possono arrivare invece a perseguitare la persona di cui sono innamorati, fino allo stalking e alle molestie. Questa dipendenza si basa su fantasie ed illusioni ed è anche conosciuta come “amore non corrisposto”;
  • Sabotatori: sono ALA che tendono a distruggere la relazione non appena questa diventa troppo impegnativa o appena avvertano un’eccessiva intimità. Può verificarsi già dopo un primo appuntamento, dopo il sesso, o dopo le prime richieste fatte dal partner (ad esempio conoscenza di familiari o amici);
  • Seduttori-Rifiutanti: sono ALA che cercano relazioni solo per fare sesso o per avere compagnia. Si differenziano dai Sabotatori, che interrompono in modo definitivo la relazione, per una tendenza a mettere in atto comportamenti che alternano disponibilità e non disponibilità alla relazione;
  • Dipendenti Romantici: sono ALA che dipendono da più partner. Sono erroneamente confusi con i Dipendenti dal Sesso, dai quali invece si differenziano perché mantengono un legame, in qualche modo, anche di tipo affettivo con ognuno dei loro partner, anche se queste relazioni sono di breve durata o contemporanee.

COME USCIRE DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA:

Essere consapevoli di avere un problema è il primo passo, la fase successiva sarà chiedere aiuto. Uscire dalla dipendenza affettiva, per quanto difficile e doloroso, è comunque possibile. L’obiettivo generale è la conquista dell’indipendenza e dell’autonomia affettiva, in un percorso di crescita della consapevolezza di sé, delle proprie risorse personali e dell’autostima, per identificare il significato e le cause che stanno alla base di queste scelte relazionali patologiche. I percorsi terapeutici indicati consistono o nella terapia individuale o nella terapia di coppia, qualora entrambi i membri della coppia avvertano il disagio nella relazione e siano motivati a cercare una soluzione reale alla loro sofferenza.

 

Dott.ssa Debora Contino

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